**Capitolo 1: Il Prezzo del Fallimento**
Luca si morse il labbro inferiore con tanta forza da sentire il sapore metallico del sangue. Il voto sul compito di matematica sembrava bruciargli tra le dita: un misero **4**, scarabocchiato in rosso come una condanna. Ripiegò il foglio con mani tremanti, cercando di nasconderlo, ma il peso dello sguardo di Eva lo inchiodava già. Era dietro di lui, lo sapeva. La sentiva senza nemmeno voltarsi.
"Mostrami." La voce di sua madre era un filo di ghiaccio, tagliente come una lama. Luca si girò lentamente, il cuore che gli martellava nel petto. Eva era lì, impeccabile nel suo tailleur nero aderente, le curve pericolose che sembravano sfidare la stoffa. Le labbra rosse erano serrate in una linea sottile, ma i suoi occhi... Dio, i suoi occhi erano un temporale pronto a scatenarsi. Per un istante, Luca sperò di vedere la versione gentile di lei, quella che gli sorrideva e gli sistemava i capelli con dita delicate. Ma quel pensiero svanì quando lo sguardo di Eva si scurì, trasformandosi in qualcosa di predatorio.
"Non farmelo ripetere, Luca," disse, avanzando di un passo. La sua voce era bassa, un ringhio appena trattenuto. "Il foglio. Ora."
Luca deglutì a fatica, porgendole il compito con mani che non riuscivano a stare ferme. Lei lo afferrò, lo aprì con un gesto secco e il silenzio che seguì fu più pesante di qualsiasi urlo. "Un quattro," sibilò, alzando lo sguardo su di lui. "Dopo tutto quello che ti ho detto. Dopo tutte le ore che ti ho dedicato. Questo è il tuo ringraziamento?"
"Io... ci ho provato, okay?" balbettò Luca, ma la sua voce suonava debole, patetica persino alle sue stesse orecchie. Eva inclinò la testa, un sorriso crudele che le sfiorava le labbra.
"Provato? Oh, tesoro, non mi interessa se ci hai provato. Mi interessa se vinci. E tu, chiaramente, non sai nemmeno da dove cominciare." Fece un passo avanti, accorciando la distanza tra loro. L’aria si fece densa, elettrica. "Ma non preoccuparti. Ti insegno io. A modo mio."
Luca tentò di indietreggiare, ma Eva fu più veloce. La sua mano scattò, afferrandogli il polso con una presa ferrea. Le sue unghie gli affondarono nella pelle, un avvertimento. "Dove credi di andare?" chiese, la voce un sussurro velenoso. Con l’altra mano, iniziò a slacciargli la cintura, i movimenti rapidi, precisi, come se avesse già fatto quel gesto mille volte nella sua testa.
"Eva, no, aspetta—" provò a protestare, ma le parole gli morirono in gola quando sentì la stoffa dei pantaloni scivolare giù. Il suo corpo lo tradì, il cazzo già mezzo duro sotto il tessuto dei boxer. Maledetto. Come poteva essere così debole?
Eva rise, un suono basso e tagliente che gli fece correre un brivido lungo la schiena. "Guarda un po’. Sei già pronto per la lezione," mormorò, le dita che scivolavano sotto l’elastico per liberarlo completamente. La sua presa era ferma, decisa, e quando iniziò a muoversi, Luca non poté trattenere un gemito strozzato. "Dieci," sussurrò lei, avvicinandosi tanto che il suo respiro caldo gli sfiorò il collo. "Ti faccio venire dieci volte oggi. Forse così la prossima volta studierai come si deve."
"Sei pazza," riuscì a dire Luca, la voce spezzata, ma il suo corpo era già in balia di lei, i fianchi che si muovevano istintivamente contro la sua mano. Eva gli azzannò il collo, un morso che lo fece sobbalzare, mentre l’altra mano gli stringeva la nuca per tenerlo fermo.
"Pazza? No, tesoro. Sono solo stanca di vederti fallire," rispose, le labbra che sfioravano la sua pelle mentre parlava. "E ora sta’ zitto. Abbiamo appena iniziato."
Il ritmo della sua mano aumentò, crudele e implacabile, e Luca chiuse gli occhi, il respiro già corto. Sentiva il calore montare, il corpo teso come una corda sul punto di spezzarsi. Era un bastardo, lo sapeva. Stava già cedendo, e il peggio era che una parte di lui non vedeva l’ora di vedere fino a dove Eva lo avrebbe portato.
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