Capitolo 1: Il Gioco Proibito
La notte era silenziosa, interrotta solo dal respiro profondo e regolare di Marco, il padre di Gea, che dormiva ignaro nel grande letto matrimoniale. Gea, diciottenne, con i capelli corvini e un sorriso che nascondeva mille segreti, era sdraiata accanto a lui, il cuore che batteva forte per l’eccitazione del gioco che aveva iniziato qualche settimana prima. Non era una ragazzina qualunque: Gea era astuta, determinata, e aveva un controllo su di sé che poche della sua età potevano vantare. Ma quella notte, il desiderio bruciava dentro di lei come una fiamma indomabile.
Con un movimento lento e calcolato, infilò una mano sotto le coperte, sfiorando la gamba di Marco. La sua pelle era calda, ruvida, e lei trattenne un sorriso mentre le sue dita si avvicinavano al bordo dei boxer. 'Dormi, papà,' sussurrò tra sé, con un tono che oscillava tra sfida e malizia. 'Non sai cosa ti aspetta.'
Le sue dita trovarono il contorno del suo membro, ancora morbido, e iniziarono a sfiorarlo con una delicatezza che nascondeva un’intenzione feroce. 'Sveglia, tesoro,' mormorò a bassa voce, come se stesse parlando direttamente a quella parte di lui. Non ci volle molto: sotto il suo tocco esperto, lo sentì indurirsi, crescere, diventare duro come pietra. Il potere che provava in quel momento era inebriante. 'Ecco, così,' ridacchiò piano, mordendosi il labbro. 'Non puoi resistermi, vero?'
Con l’altra mano, Gea scivolò sotto il suo pigiama, trovando il calore umido tra le sue cosce. Era già bagnata, il desiderio che le pulsava dentro mentre si toccava, sincronizzando i movimenti con quelli della mano che accarezzava il padre. 'Cazzo, quanto sei duro,' sussurrò, il respiro che si faceva più corto. 'E io sono così fradicia per te.'
Marco si mosse leggermente nel sonno, un gemito basso che sfuggì dalle sue labbra. Gea si immobilizzò per un istante, il cuore in gola, ma poi un sorriso predatorio le illuminò il viso. 'Oh, ti piace, eh?' bisbigliò, la voce carica di sfida. 'Vediamo quanto riesci a resistere prima di svegliarti.'
La sua mano si strinse leggermente attorno al suo cazzo, muovendosi con un ritmo lento ma deciso, mentre con l’altra continuava a stuzzicarsi, il respiro che diventava un ansito soffocato. Il calore tra le sue gambe era insopportabile, la sua figa che pulsava di desiderio. 'Se solo sapessi cosa ti sto facendo,' mormorò, gli occhi brillanti di eccitazione. 'Se solo sapessi quanto sono eccitata.'
La tensione nella stanza era palpabile, il silenzio rotto solo dal fruscio delle lenzuola e dal respiro sempre più pesante di Gea. Stava per spingersi oltre, per vedere fino a dove poteva arrivare, quando Marco aprì gli occhi di scatto, il suo sguardo confuso ma carico di un’energia primitiva. 'Gea?' grugnì, la voce roca. 'Che diavolo stai facendo?'
Lei non si tirò indietro, non mostrò paura. Invece, gli rivolse un sorriso sfacciato, la mano ancora ferma sul suo membro duro. 'Ti sto dando un buongiorno speciale, papà,' rispose con un tono che era pura provocazione. 'Non ti piace?'
Il cuore di Marco batteva forte, il desiderio e la confusione che lottavano nei suoi occhi. Gea si avvicinò, il suo corpo premuto contro il suo, il calore della sua pelle che lo avvolgeva. 'Non mentire,' sussurrò, le labbra a un soffio dalle sue. 'Lo vuoi quanto lo voglio io.'
E in quel momento, con il mondo che sembrava fermarsi, le loro bocche si sfiorarono, un’esplosione di desiderio pronta a consumarli entrambi.
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