Capitolo 1: Il Primo Impulso
Alice, 22 anni, si guardava allo specchio del salotto con un misto di rabbia e imbarazzo. Il badge al collo, un piccolo rettangolo lucido con la scritta 'Azure Test – Non Intervenire', sembrava pesare come un macigno. Non poteva credere che i suoi genitori avessero firmato quella clausola anni prima, obbligandola a partecipare a questo assurdo progetto di test per stimolatori erotici. 'È per il tuo futuro, tesoro,' le aveva detto sua madre con un sorriso distratto, mentre suo padre annuiva senza nemmeno alzare lo sguardo dal giornale. I suoi amici, dal canto loro, si erano limitati a un misto di compassione e rassegnazione. 'Tanto cosa puoi farci? Sopravvivi e basta,' le aveva detto Sara, la sua migliore amica, con un’alzata di spalle.
Alle 7:00 in punto, il campanello suonò. Alice aprì la porta con un sospiro, trovandosi davanti due addetti di Azure, un uomo e una donna, entrambi in camice bianco e con un’aria professionale che la fece rabbrividire. 'Buongiorno, signorina Alice,' disse la donna, una trentenne con un sorriso tagliente come una lama. 'Sono Laura, e lui è Marco. Siamo qui per applicarle il dispositivo del giorno. Ci vorranno solo pochi minuti.'
Alice incrociò le braccia, il viso rosso di vergogna. 'Non potreste almeno farlo in camera mia? Questo è il salotto, per l’amor del cielo! E se qualcuno entrasse?'
Marco, un tipo sulla quarantina con un ghigno che non prometteva nulla di buono, scrollò le spalle. 'Regole aziendali, signorina. Deve essere un luogo aperto. E poi, non si preoccupi, i suoi genitori ci hanno assicurato che non ci saranno interruzioni.'
'Oh, fantastico,' ribatté Alice, la voce carica di sarcasmo. 'Quindi devo solo starmene qui, mezza nuda, mentre voi mi ficcate chissà cosa addosso? Un sogno che diventa realtà.'
Laura rise, un suono secco e divertito. 'Non si preoccupi, non è niente di invasivo... oggi. Solo un piccolo stimolatore discreto. Si sieda sul divano e ci lasci fare.'
Con un grugnito, Alice si sedette, le guance in fiamme mentre Laura le sollevava leggermente la gonna per posizionare il dispositivo. 'Respira, ragazza,' le disse Marco, con un tono che oscillava tra il professionale e il beffardo. 'Non è la fine del mondo. E poi, chissà, magari ti piacerà.'
'Vai al diavolo,' sibilò Alice, stringendo i pugni. 'Non ho chiesto io di essere la cavia di un’azienda di pervertiti.'
Laura le lanciò un’occhiata divertita mentre fissava l’ultimo adesivo. 'Fatto. Questo si attiverà automaticamente durante la giornata. Non puoi toglierlo, quindi non provarci. E ricorda: il badge è lì per un motivo. Se succede qualcosa... beh, lascia che succeda.'
Alice si alzò, sistemandosi la gonna con mani tremanti. 'Quindi devo solo andare in giro, al lavoro, con gli amici, sapendo che questo coso potrebbe farmi... perdere il controllo in qualsiasi momento? Siete malati.'
Marco ridacchiò. 'Malati o no, è il futuro. E tu, dolcezza, sei il nostro biglietto d’oro. Ci vediamo domani alle 7.'
I due se ne andarono, lasciandola sola con un senso di vulnerabilità che le stringeva lo stomaco. Alice si guardò di nuovo allo specchio, il badge che brillava come un marchio d’infamia. Sapeva che la giornata sarebbe stata un inferno. E infatti, non passarono nemmeno due ore prima che, mentre era in fila al bar per un caffè, un’improvvisa vibrazione la colpì come un fulmine. Le gambe le tremarono, il respiro si fece corto. 'Oh, no, no, no,' mormorò tra i denti, stringendo il bancone. La sensazione era intensa, inarrestabile, e il pensiero che tutti potessero notare il suo stato la fece arrossire fino alla radice dei capelli.
Un ragazzo accanto a lei la guardò, perplesso, poi notò il badge. 'Oh, Azure Test. Capisco. Tutto okay?' chiese, con un tono che oscillava tra la curiosità e l’imbarazzo.
Alice gli lanciò un’occhiataccia, il viso madido di sudore. 'Sto benissimo, grazie per l’interessamento. Ora, se non ti dispiace, sto cercando di non... esplodere in pubblico.'
Lui rise, alzando le mani in segno di resa. 'Tranquilla, non dico niente. Ma, sai, sembri piuttosto... accaldata.'
'Vai a farti un giro,' ringhiò lei, mentre un’altra ondata di piacere la travolgeva, lasciandola ansimante. La sua mente urlava di rabbia, ma il suo corpo... il suo corpo traditore sembrava non voler ascoltare. Era bagnata, incredibilmente eccitata, e ogni vibrazione la portava più vicina a un bordo che non voleva superare, non lì, non davanti a tutti. Ma il dispositivo non si fermava, e lei sapeva che presto avrebbe dovuto affrontare l’inevitabile, con il cuore che batteva all’impazzata e il desiderio che le bruciava dentro come fuoco liquido.
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