Capitolo 1: L'Inganno della Strada
Cristina tamburellava con le dita sul volante, le lunghe gambe avvolte nei collant neri che sfregavano appena mentre cambiava posizione sul sedile. La trasferta di lavoro era stata un’idea del suo capo, Marco, un uomo sulla cinquantina con un sorriso viscido che non le era mai piaciuto. 'Un’opportunità per fare squadra,' aveva detto, con quella voce melliflua che nascondeva sempre qualcosa. Accanto a lui, nell’auto che li seguiva, c’erano Luca e Davide, due colleghi che la guardavano sempre un po’ troppo a lungo, con occhi che sembravano spogliarla. Cristina, trent’anni, magra, con poco seno ma una presenza che non passava inosservata, si sentiva già a disagio, ma aveva bisogno di quel lavoro. Non poteva dire di no.
L’autostrada scorreva monotona, e Marco, seduto al posto del passeggero nella sua auto, le lanciò un’occhiata obliqua. 'Sai, Cristina, queste trasferte sono un modo per conoscerci meglio. Fuori dall’ufficio, intendo.' Il tono era insinuante, e lei strinse il volante più forte, i tacchi che premevano sul pedale.
'Non sono qui per fare amicizia, Marco. Voglio solo chiudere il contratto e tornare a casa,' rispose secca, il suo sguardo fisso sulla strada. Non gli avrebbe dato corda.
Lui rise, una risata grassa e sgradevole. 'Oh, rilassati. Non mordo. Non ancora, almeno.' Le posò una mano sulla coscia, e Cristina sobbalzò, spingendo via la mano con uno schiaffo.
'Non osare toccarmi, chiaro? Non sono il tuo giocattolo!' sibilò, il cuore che le batteva forte. Ma Marco non si scompose, il sorriso che si allargava.
'Dai, non fare la santarellina. Lo sappiamo tutti che sotto quei collant c’è una che muore dalla voglia di divertirsi. O dobbiamo aiutarti a scioglierti un po’?' Le parole erano un coltello, e Cristina sentì un brivido di paura correrle lungo la schiena.
All’improvviso, Marco le indicò un autogrill poco avanti. 'Fermati lì. Abbiamo bisogno di una pausa. E tu hai bisogno di imparare a stare al gioco.' Il tono non ammetteva repliche, e quando Cristina accostò, vide nello specchietto retrovisore l’auto di Luca e Davide fermarsi dietro di loro. Il parcheggio era quasi deserto, solo un paio di camionisti che fumavano vicino ai loro mezzi, osservando con curiosità.
'Non mi piace questo posto,' mormorò Cristina, la voce tesa, ma Marco era già sceso, aprendo la sua portiera con un gesto autoritario.
'Scendi, bellezza. Abbiamo un po’ di cose da discutere. E non fare storie, non vorrai che ci arrabbiamo, vero?' Luca e Davide si avvicinarono, i loro sguardi predatori che la inchiodavano. Cristina scese, i tacchi che ticchettavano sul cemento, il cuore in gola. Sapeva che qualcosa di terribile stava per accadere, ma non aveva idea di quanto lontano si sarebbero spinti.
'Cosa volete da me?' chiese, la voce ferma nonostante la paura. 'Se pensate di spaventarmi, vi sbagliate di grosso.'
Davide sogghignò, avvicinandosi. 'Oh, non vogliamo spaventarti. Vogliamo solo divertirci un po’. E tu sei il nostro passatempo preferito stasera.' Le afferrò un braccio, e Marco le si avvicinò dall’altro lato, il fiato caldo sul suo collo.
'Vedrai, Cristina, sarà una trasferta che non dimenticherai mai,' sussurrò, mentre le sue mani iniziavano a vagare, scendendo lungo i fianchi, cercando l’orlo della gonna. Lei si divincolò, ma Luca la bloccò, spingendola contro il fianco dell’auto.
'State fermi, bastardi!' gridò, ma la sua voce si perse nel vento dell’autostrada. I camionisti guardavano da lontano, senza intervenire, e Cristina capì che non c’era via d’uscita. La gonna le fu sollevata con uno strattone, i collant tirati giù con violenza, lasciandola esposta, vulnerabile. Il freddo della notte le morse la pelle, ma il calore della vergogna e della rabbia le bruciava dentro.
'Guardate che bel pezzo di carne,' ridacchiò Marco, mentre le sue mani si insinuavano, afferrandola con brutalità. Cristina strinse i denti, rifiutandosi di cedere, ma il peso dei tre uomini era troppo. Sentì le mutande scivolarle alle caviglie, e il suono delle loro risate le rimbombò nelle orecchie. La paura si mescolava a un’ira feroce, ma il loro controllo su di lei era assoluto, almeno per ora.
La notte si chiudeva intorno a loro, e mentre le mani di Marco si stringevano su di lei, Cristina capì che quella trasferta sarebbe stata un inferno. Ma dentro di sé, giurò che avrebbe trovato un modo per farli pagare. Ogni. Singolo. Tocco.
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