Capitolo 1: Il Tranello
Cristina tamburellava nervosamente con le dita sul volante, i tacchi alti che premevano contro il pavimento dell’auto aziendale. La trasferta di lavoro a due ore da Milano, in un autogrill isolato sulla statale, le puzzava di strano fin dall’inizio. Il suo capo, Marco, un uomo sulla cinquantina con un ghigno sempre stampato in faccia, le aveva detto che era 'un’opportunità unica'. Con lei c’erano anche Luca e Davide, due colleghi che non perdevano occasione di lanciarle occhiate viscide. Cristina, trent’anni, magra, con gambe lunghe fasciate da collant neri e poco seno, si sentiva già a disagio, ma non aveva scelta. 'È solo lavoro', si ripeteva, aggiustandosi la gonna aderente.
Arrivati all’autogrill, un posto squallido con camionisti che fumavano fuori dalle porte scrostate, Marco le fece cenno di seguirlo verso un’area riservata sul retro. 'Dobbiamo discutere i dettagli del contratto in privato', disse con un tono che non ammetteva repliche. Cristina, con un nodo allo stomaco, lo seguì, i tacchi che ticchettavano sul cemento sporco.
'Allora, Cristina, sai perché sei qui, vero?' iniziò Marco, incrociando le braccia mentre Luca e Davide si avvicinavano, chiudendola in un angolo. Il suo sguardo era freddo, predatorio. Cristina strinse i pugni, la voce ferma nonostante il cuore che le martellava nel petto. 'Non gioco a questi giochetti, Marco. Dimmi cosa vuoi e facciamola finita.'
Marco rise, un suono gutturale che le fece accapponare la pelle. 'Oh, tesoro, non sei tu a dettare le regole. Questa trasferta è stata organizzata per un motivo ben preciso. E tu sei il piatto forte.' Luca si avvicinò, sfiorandole una gamba con una mano. 'Sempre così composta, eh? Vediamo quanto duri con quei collant strappati.'
Cristina lo fulminò con lo sguardo, spingendo via la sua mano. 'Toccami ancora e ti spacco la faccia, stronzo.' Ma Davide, dall’altro lato, le afferrò un braccio con forza. 'Parli troppo per una che sta per essere messa al suo posto. Sai, ci siamo chiesti spesso come sei sotto quella gonna. È ora di scoprirlo.'
Il fiato di Cristina si fece corto, ma non per paura: era rabbia pura. 'Siete patetici. Tre uomini contro una donna? Che coraggio del cazzo.' Marco si avvicinò, il suo alito caldo sul suo viso. 'Oh, ci divertiremo a domare quella lingua tagliente. Spogliati, o lo facciamo noi.'
Cristina lo fissò, il cuore che le esplodeva nel petto, ma non cedette. 'Provateci, bastardi. Non mi piegherete così facilmente.' Tuttavia, mentre Marco le strappava la gonna con un gesto secco, lasciandola con le mutande alla caviglia e i collant a metà coscia, capì che la lotta era appena iniziata. La sua pelle nuda era esposta all’aria fredda, e gli occhi dei tre uomini brillavano di una lussuria selvaggia. Sentiva il loro desiderio, la loro voglia di spezzarla, ma dentro di sé bruciava un fuoco che non si sarebbe spento facilmente.
Luca le si avvicinò, il respiro pesante, mentre le sue mani si posavano sulle sue cosce. 'Sei già bagnata, lo sai? Non fare la dura, tanto ci piace di più così.' Cristina gli sputò in faccia, la voce un ringhio. 'Fottiti. Non avrete mai niente da me che non sia odio.' Ma mentre Marco le afferrava i fianchi, spingendola contro il muro sporco dell’autogrill, e Davide iniziava a slacciarsi i pantaloni, il mondo intorno a lei cominciò a restringersi. La tensione era palpabile, il loro fiato caldo sulla sua pelle, e il suono delle loro risate le rimbombava nelle orecchie. Stava per iniziare un incubo, ma Cristina non avrebbe smesso di combattere, non ancora.
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